Archivio mensile:ottobre 2014

Il denaro è un bene comune

Marina Gasparini- Il Denaro è un Bene ComuneMarina Gasparini- Il Denaro è un Bene ComuneMarina Gasparini- Il Denaro è un Bene Comune

Atlas X  2014. Installazione al Museo Civico di Modena Sala Gandin. 46 elementi di filo di cotone dimensioni variabili.Foto Rolando Paolo Guerzoni

Atlas X 2014.
Installazione al Museo Civico di Modena Sala Gandini. 46 elementi di filo di cotone dimensioni variabili .Foto Rolando Paolo Guerzoni

 

Marina Gasparini- Il Denaro è un Bene Comune Marina Gasparini- Il Denaro è un Bene Comune

Installazione alla Sala Gandini dei Musei Civici di Modena. 46 elementi  +25 all'nterno delle vetrine. Foto Rolando PGuerzoni

Installazione alla Sala Gandini dei Musei Civici di Modena. 46 elementi +25 all’interno delle vetrine.  Foto Rolando P. Guerzoni

Marina Gasparini- Il Denaro è un Bene Comune Marina Gasparini- Il Denaro è un Bene Comune DenaroBeneComune_141-sideAncora una volta, dopo Intrecci d’arte al museo nel 2001 e La realtà non è forte di Sabrina Mezzaqui nel 2010, la Sala Gandini del Museo Civico d’Arte di Modena ospita un’installazione che dialoga con la collezione di frammenti tessili donata nel 1884 dal conte Luigi Alberto Gandini e composta da migliaia di campioni tra tessuti, merletti, ricami e galloni. E in questo caso il dialogo è davvero serrato perché al centro della riflessione di Marina Gasparini vi è il tema del rapporto tra arte tessile ed economia, evidenziato dall’epigrafe dipinta al di sopra di una delle porte della sala per volontà dello stesso collezionista e donatore, Dall’arte della lana e della seta l’Italia ebbe ricchezza lustro e civiltà. Un’affermazione, questa, che condensa in sé il significato stesso della collezione, formata a supporto degli studi di storia del costume che tanto interessarono Gandini,  ma anche come immenso repertorio di modelli per l’industria tessile che nell’Italia post-unitaria si intendeva rilanciare su base industriale. Rispetto al testo dell’epigrafe fungono ora da cassa di risonanza, all’interno delle grandi vetrine ottocentesche progettate dal collezionista, le frasi realizzate dall’artista con il filo, elemento primario dell’arte tessile ma anche metafora dell’attività creativa dell’uomo che si esplica nel riflettere e nel filosofare, come evidenzia Francesca Rigotti nella sua lettura filosofica del lavoro dell’artista…

 

Once again, after Intrecci d’arte al museo in 2001 and La realtà non è forte by Sabrina Mezzaqui in 2010, the Sala Gandini at the Museo Civico d’Arte in Modena hosts another textile installation which dialogues whith the collection of textile fragments, donated in 1884 by Count Luigi Alberto Gandini and made up of thousands of samples, including fabrics, lace, embroidery and trimmings. And in this case, the dialogue really is face-to-face, for at the centre of the reflection offered by Marina Gasparini there lies the relationship between textile art and economics, as highlighted by the epigraph painted above one of the entrances to the room, as desired by the collector and donator himself, reading Dall’arte della lana e della seta l’Italia ebbe ric- chezza lustro e civiltà (From the art of wool and silk, Italy gained wealth, lustre and civilisation). This is a statement that sums up the very sense of the col- lection, put together to back up the studies into the history of customs which Gandini was so interested in, but also as an immense repertoire of models for the textile industry which in post-unification Italy we trying to re-launch on an industrial footing. Inside the great 19th-century vitrines, designed by the collector himself, the words of the epigraph are echoed by the sentences spelled out by the artist using thread, the primary building block of textile art, but also a metaphor of the creative activities of man, expressed through reflecting and philosophising,  as Francesca Rigotti underlines in her philo- sophical reading of the artist’s work.

 

Francesca Piccinini

 

Ci sono storie che vedono protagonisti l’inizio, l’architettura, il filo: c’è una storia in particolare, la storia del labirinto, dove il primo architetto fa edificare un famoso palazzo che presenta un problema, la cui soluzione generale, collettiva, sociale sarà offerta da un filo. Filo = mítos o spérma dunque, in greco antico. Mítos come filo, dove mythos invece è la parola. Il filo della vita. Il filo dei pensieri e il filo della storia. Il filo della memoria e il filo del ragionamento. Trovare il filo, seguire il filo, perdere il filo. Fare il filo alle ragazze. La nostra vita è appesa a un filo. Il filo di lino è la linea, già lo sappiamo, e la linea è la traccia della scrittura («on-line») e dall’intreccio di linee nascono la tela («web») e la rete «net»……In principio c’era allora la textura ma anche la tectura, la tectura prima, l’ar- chi-tectura. Tekton è l’artefice (si pensi a techne),  è l’artigiano, è chi fa, fabbrica e produce, chi traccia il disegno dell’edificio, che ne ha la prima  intuizione dunque, e poi presiede alla sua costruzione. 

 There are stories that feature the beginning as the protagonist, like architecture, and like thread: there’s one story in particular, the story of a labyrinth, in which the first architect has a famous building built which presents a problem, to which the general, collective, social solution will be provided by a thread. Hence, thread = mítos or spérma, in Ancient Greek. Mítos like thread, while mythos instead is the word. The thread of life. The thread of thoughts and the thread of history. The thread of memory and the thread of reasoning. Finding the thread, following the thread, losing the thread. The thread of a screw or a bolt. Our lives hanging by a thread. The thread of linen is the line, as mentioned before, and the line is the trace of writing (like an online discussion) and the intertwining of lines gives rise to a web and net.

Francesca Rigotti

 

…L’etereo giardino dell’artista non riverbera soltanto la classificazione scientifica delle piante e il loro utilizzo in campo artigianale e industriale, ma evoca immediatamente anche la presenza dominante del regno vegetale nell’iconografia dell’arte tessile a ogni latitudine e in ogni tempo. Natura che, in quanto antropizzata, non può sottrarsi infine dal divenire paesaggio, elemento costitutivo della nostra vita quotidiana prima ancora che schermo su cui posare lo sguardo…

The artist’s ethereal garden does not only reflect the scientific classification of the plants and their use in the field of craft and industry, but also im- mediately evokes the dominant presence of the vegetable kingdom in the iconography of textile art throughout the world and throughout the ages. A form of nature which, being humanised, ultimately cannot deny its be- coming landscape, a key element of our everyday lives, and a backdrop to many of the scenes on which we cast our gaze.

 

Marco Pierini