Archivio mensile:giugno 2017

Walk and Words

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“Che cosa raccontano le parole e le frasi e le linee? Ci dicono del mondo materiale e delle idee immateriali. Parlano delle cose e degli oggetti; soprattutto degli oggetti, quelle cose solide che ti vengono gettate davanti (dal latino ob-jectum) che ti impicciano e che ti ingombrano e con le quali devi fare i conti. Le parole di Marina Gasparini stanno sugli oggetti, intorno agli oggetti, e raccontano progetti gettati avanti nel futuro”. (Francesca Rigotti in Parole, oggetti, fili: una lettura filosofica del lavoro artistico di Marina Gasparini)

Nata dalla combinazione di attività artistica e letteratura, la serie Quando e la serie Cura, realizzate nel 2009 in occasione di una personale presso la Galleria Corraini a Mantova e ora riesposte nella loro interezza negli spazi del CorrainiMAMbo artbookshop, raggruppano panorami domestici in tessuto di piccole dimensioni. Le frasi e i discorsi, che nella realtà si dissolvono immateriali nello stesso momento e luogo in cui nascono, sono ora “cuciti addosso” agli oggetti che li circondano, attraverso il ricamo che diventa traccia tangibile della frammentazione del pensiero, mentre le immagini catturate durante il girovagare domestico o nei parchi diventano la pagina e il territorio su cui tracciare progetti installativi che saranno realizzati in seguito in Italia e all’estero.

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From Japan

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The Riso Rosa Blessing

Tempo, Acqua, Riso: questi i tre elementi da cui nasce Riso Rosa Blessing, la performance di Marina Gasparini, eseguita in Giappone presso il santuario Kamado Jinja nella città di Omachi nel Novembre 2016.
Una performance evocativa, che quasi ricalca il rito, nata per celebrare la Primavera ormai giunta che con sè porta i ciliegi in fiore, il cui rosa qui ci appare sulle delicate carte kami.
Assistiamo così ad un rituale iniziatico sospeso tra realtà e sogno.
I danzatori, dodici come i mesi dell’anno, compiono a brevi passi la Danza del Tempo, ispirata ad un’incisione del XVI secolo dell’Hypnerotomachia di F. Colonna e qui raffigurata in una delle installazioni di corda intrecciata che delinea figure umane bifronti disposte nel cerchio rituale.
I ballerini indossano la maschera del carattere femminile del teatro Noh, Otafuku, conosciuta anche come dea dell’ilarità, dea dal volto sempre atteggiato a un lieve sorriso.
La parola riso, in questa sponda tra Oriente e Occidente, viene esplorata ed espressa visivamente muovendo dalle sue differenti etimologie latine: rìsus, participio passato del verbo ridere, e oryza, la pianta annuale, nutrimento antico di intere popolazioni e frutto di un paziente lavoro che ha inizio nelle terre allagate e che si conclude colmando ciotole, donando vita.
L’artista veste le sembianze di Inari, il Dio uno e trino, che nelle sue forme di fanciulla, vecchio e volpe, attraversa le piantagioni di riso proteggendone da tempo immemore il raccolto; il suo arrivo anima i danzatori che come molecole d’acqua gli danzano attorno con fluidi movimenti.
La divinità ha vicino a sè il disegno tessile del camino ilori, simbolo del focolare domestico, di ospitalità ed accoglienza, centro energetico della casa tradizionale giapponese, luogo di convivio e di memorie.
Riso Rosa Blessing celebra il ciclo della Natura con una danza alchemica che conduce alla trasformazione
dell’energia, al mutare della materia, alla promessa della vita di rifiorire a fine Inverno con una nuova Primavera.

Tatiana Basso